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Amare ciò che È

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Appena uscito!

Ho bisogno del tuo amore – è vero?

Ho bisogno del tuo amore – è vero?

Eventi

30 luglio - 8 agosto 2010
la Scuola per Il Lavoro

Bad Neuenahr, Germania

15 - 24 ottobre 2010
la Scuola per Il Lavoro

Los Angeles, California

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IN QUESTA PAGINA:
Cos'è Il Lavoro?
Come fare Il Lavoro
Domande frequenti (FAQ)

Risorse
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Cos'è Il Lavoro?

Il Lavoro (The Work) è un processo d’indagine semplice eppure potente, che t’insegna ad identificare ed indagare i pensieri che causano tutta sofferenza del mondo. È un modo per capire cosa ti fa stare male, e per gestire i tuoi problemi con chiarezza.

Coloro che praticano Il Lavoro in modo costante riferiscono di aver ottenuto risultati che hanno cambiato la loro vita.

  • Alleggerire la depressione: ritrovare determinazione e persino felicità in situazioni che una volta erano debilitanti.
  • Migliorare le relazioni: fare esperienza di un nuovo senso di connessione e intimità con il tuo compagno, con i tuoi genitori, con i tuoi figli e con te stesso.
  • Ridurre la rabbia: capire cosa ti fa arrabbiare e risentire, e diventare meno reattivi, arrabbiarsi più raramente e in modo meno intenso.
  • Incrementare la chiarezza mentale: vivere e lavorare in modo più intelligente ed efficace, con integrità.
  • Più energia: sperimentare una nuova sensazione continua di vigore e benessere.
  • Più pace: scoprire come diventare un’amante di ciò che è.

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Come fare Il Lavoro

Il modo più semplice per fare Il Lavoro è descritto qui sotto:

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Giudica il prossimo

Da migliaia di anni ci viene detto di non giudicare, eppure lo facciamo ancora senza sosta, dicendoci come dovrebbero comportarsi i nostri amici, chi dovrebbero amare i nostri figli, cosa dovrebbero provare i nostri genitori, fare o dire. Nel Lavoro questi giudizi, invece di essere soppressi, sono utilizzati come punti di partenza per la realizzazione del sé. Quando lasciamo vivere la mente giudicante sulla carta, scopriamo attraverso lo specchio delle persone intorno a noi, quello che non abbiamo ancora realizzato di noi stessi.

Compilate il foglio di Lavoro Giudica il prossimo. Potete scaricarlo qui, o usare la versione on-line [qui sotto]:

Foglio di Lavoro Giudica il prossimo

Compila gli spazi bianchi scrivendo su qualcuno (morto o vivo) che non hai ancora perdonato al cento per cento. Usa frasi corte e semplici. Non ti censurare: cerca di sperimentare pienamente la rabbia o il dolore come se la situazione succedesse in questo momento. Cogli questa opportunità per esprimere i tuoi giudizi sulla carta.

1. Chi ti fa arrabbiare, ti confonde, ti rattrista o ti delude, e perché? Cos’è che non ti piace di questa persona?
Io sono ________________ con ________________ perché __________________________________________________.
Esempio: io sono arrabbiata con Paul perché non mi ascolta, non mi apprezza, mette in discussione tutto ciò che dico.

2. Come vuoi che cambi questa persona? Cosa vuoi che faccia?
Voglio che __________________________________________
___________________________________________________.
Esempio: voglio che Paul capisca di avere torto.Voglio che mi chieda scusa.

3. Cosa dovrebbe o non dovrebbe fare, essere, pensare o provare? Che consigli potresti offrirgli/le?
_____________ dovrebbe/non dovrebbe __________________
___________________________________________________.
Esempio: Paul dovrebbe avere più cura di se stesso. Non dovrebbe discutere con me.

4. Hai bisogno che questa persona faccia cosa per renderti felice?
Ho bisogno che ______________________________________
____________________________________________________.
Esempio: ho bisogno che Paul mi ascolti e mi rispetti.

5. Cosa pensi di questa persona? Fai una lista.
________________ è __________________________________
____________________________________________________.
Esempio: Paul è ingiusto, arrogante, rumoroso, disonesto, oltre i limiti, e inconsapevole.

6. Quali esperienze non vuoi più avere con questa persona?
Non voglio mai più/mi rifiuto di _________________________
____________________________________________________.
Esempio: non voglio mai più sentirmi disprezzata da Paul. Non voglio mai più vederlo fumare e rovinarsi la salute.

2

Le quattro domande

Ora indaga ognuna delle affermazioni riportate sul foglio di Lavoro Giudica il prossimo utilizzando le quattro domande e il rigiro, che trovi qui sotto. Il Lavoro è meditazione. Riguarda la consapevolezza, non il cercare di cambiare i propri pensieri. Poniti le domande e prenditi tempo, entra dentro te stesso e attendi che vengano alla superficie le risposte più profonde. Scarica la Guida alla Facilitazione per sotto-domande di supporto.

Nella sua forma più semplice Il Lavoro consiste di quattro domande e un rigiro. Per esempio, il primo pensiero che tu potresti voler indagare nel foglio di Lavoro presentato sopra è “Paul non mi ascolta”. Trova una persona nella tua vita per la quale hai creduto a questo pensiero, e facciamo Il Lavoro. “[Nome] non mi ascolta”:

È vero?

Puoi sapere con assoluta certezza che è vero?

Come reagisci, cosa avviene quando credi a quel pensiero?

Chi saresti senza il pensiero?

Ora, rigiralo (il concetto che stai indagando) e non dimenticare di trovare tre esempi specifici e sinceri per ogni rigiro.

3

Rigiralo

Dopo aver indagato la tua affermazione con le quattro domande, sei pronto per rigirarlo (il concetto che stai indagando).

Ogni rigiro è un’opportunità di sperimentare il contrario dell’affermazione originaria, e di scoprire cosa avete in comune tu e la persona che hai giudicato.

Ogni affermazione può essere rigirata al suo opposto, all’altro e a se stessi (e in certi casi a “i miei pensieri” dove ha attinenza). Trova come minimo tre esempi specifici e sinceri, in cui ognuno dei rigiri vero.

Per esempio “Paul non mi capisce” può essere rigirato in: “Paul mi capisce”. Un altro rigiro è: “Io non capisco Paul”. Un terzo è: “Io non capisco me stessa”.

Sii creativo con i tuoi rigiri. Essi sono delle rivelazioni, che mettono in evidenza aspetti sconosciuti di te stesso e riflessi dagli altri. Una volta trovato un rigiro, entra in profondità e sentilo. Trova almeno tre esempi specifici e sinceri in cui il rigiro è vero nella tua vita.

Quando ho cominciato a vivere i miei rigiri, mi sono resa conto che io ero tutto ciò che definivo te. Tu eri solamente la mia proiezione. Ora, invece di cercare di cambiare il mondo intorno a me (che non ha funzionato, ma solo per quarantatré anni), posso scrivere i miei pensieri sulla carta, indagarli, rigirarli, e scoprire che io sono proprio quello che pensavo tu fossi. Nel momento che ti percepisco egoista, sono io l’egoista (decidendo come dovresti essere tu). Nel momento che ti vedo scortese, la scortese sono io. Se credo che tu debba smettere di fare la guerra, sono io che ti faccio la guerra nella mia mente.

I rigiri sono le tue prescrizioni mediche per la felicità. Vivi tu la medicina che hai continuato a prescrivere agli altri. Il mondo sta aspettando una sola persona che la viva, e quella persona sei tu.

Esempi di rigiri

Ecco altri esempi di rigiri:

“Lui dovrebbe capirmi” si rigira in:
- Lui non dovrebbe capirmi (e questa è la realtà).
- Io dovrei capire lui.
- Io dovrei capire me stessa.

“Ho bisogno che lui sia gentile con me”
si rigira in:
- Non ho bisogno che lui sia gentile con me.
- Io ho bisogno di essere gentile con lui. (Posso viverlo io?)
- Ho bisogno di essere gentile con me stessa.

Lui non è amorevole con me” si rigira in:
- Lui è amorevole con me (Al meglio delle sue capacità).
- Io non sono amorevole con lui (Riesco a trovare dove non lo sono?)
- Io non sono amorevole con me stessa (Quando non indago i miei pensieri).

“Paul non dovrebbe urlarmi” si rigira in:
- Paul dovrebbe urlarmi. (Ovviamente: nella realtà lui lo fa, a volte. E io ascolto?)
- Io non dovrei urlare a Paul.
- Io non dovrei urlare a me stessa. (Nella mia testa, non sto forse rivivendo di continuo le urla di Paul? Chi è più indulgente, Paul che ha urlato una sola volta, o io che l’ho riproiettato nella mia mete 100 volte?)

Abbracciare la realtà

Dopo aver rigirato i giudizi nelle tue risposte alle domande da 1 a 5 del foglio di Lavoro (ed esserti chiesto se sono altrettanto veri o più veri), rigira la risposta alla domanda numero 6 usando “Sono disposto a …” e quindi “Non vedo l’ora di…”

Per esempio, “Non voglio mai più litigare con Paul” si rigira in “Sono disposta a litigare con Paul” e “Non vedo l’ora di litigare con Paul”. Perché non ne vedresti l’ora?

Il numero 6 ci invita ad abbracciare tutta la mente e la vita senza paura, e ad essere aperti alla realtà. Se litigherai di nuovo con Paul, bene. Se fa male, potrai mettere i tuoi pensieri sulla carta ed indagarli. I sentimenti sgradevoli sono soltanto segnali che ci stiamo attaccando a qualcosa che potrebbe non essere vero per noi. Ci avvertono quando è ora di fare Il Lavoro.

Finché non riesci a vedere il nemico come amico, il tuo Lavoro non è finito. Questo non significa invitarlo a cena. L’amicizia è un’esperienza interiore. Forse non lo vedrai mai più, potrai persino divorziare da lui, ma quando pensi a lui, provi stress o pace?

Nella mia esperienza, basta una sola persona per avere una relazione riuscita. Mi piace dire che io ho il matrimonio perfetto, e non posso sapere davvero che tipo di matrimonio ha mio marito (benché mi dica che è felice anche lui).

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Domande frequenti (FAQ)

Per me è difficile scrivere di altri. So che il problema sono io. Perché non posso scrivere su me stesso?
Se vuoi conoscerti, scrivi di qualcun altro. Rivolgi Il Lavoro all’esterno all’inizio, e potresti arrivare a vedere che tutto ciò che è fuori di te è un riflesso diretto del tuo modo di pensare. Si tratta solo di te. La maggior parte di noi ha rivolto la critica e i giudizi contro noi stessi per anni, e questo metodo non ha risolto ancora nulla. Quando giudichi un’altra persona, indaga e rigira (il concetto che stai esaminando). Questa è la via più rapida verso la comprensione e la realizzazione di sé.

Autogiudicarsi è estremamente difficile. Alcuni di noi hanno investito molto sulle proprie identificazioni e sulle idee che abbiamo riguardo a noi stessi: che aspetto dovremmo avere, che sentimenti dovremmo provare, cosa dovremmo fare e non fare. Tutto questo è così valido per noi, che potremmo non essere capace di rispondere sinceramente alla quattro domande e ai rigiri. Se sei nuovo del Lavoro, e senti di dover giudicare te stesso, ti consiglio di chiamare la Linea di aiuto Fai Il Lavoro e chiedere a un facilitatore esperto di guidarti attraverso il tuo Foglio di Lavoro.

Devo per forza scrivere? Non posso semplicemente pormi le domande e trovare i rigiri nella mia mente, ogni volta che ho un problema?
Lo scopo della mente è di avere ragione, e riesce a giustificarsi più veloce della luce. Ferma quella porzione del tuo modo di pensare che è la fonte della tua paura, rabbia, tristezza o risentimento, trasferendola sulla carta. Una volta che la mente è bloccata sulla carta, è molto più semplice da indagare. Con il tempo Il Lavoro comincerà a disfarti automaticamente senza scrivere.

E se io non ho problemi con gli altri? Posso scrivere di cose, per esempio il mio corpo?
Sì. Fai Il Lavoro su qualunque soggetto stressante. Mentre acquisti familiarità con le quattro domande e i rigiri, potresti scegliere argomenti come il corpo, la malattia, la carriera, e persino Dio. In questi casi usa semplicemente l’espressione “Il mio modo di pensare” o “I miei pensieri” al posto del soggetto nei rigiri.

Esempio: “Il mio corpo dovrebbe essere forte, sano e flessibile” diventa “Il mio modo di pensare dovrebbe essere forte, sano e flessibile”.

E non è questo che vuoi veramente? Una mente sana ed equilibrata? Un corpo malato è mai stato un problema? O sono i tuoi pensieri riguardo al corpo la causa del problema? Indaga. Lascia che il tuo medico si prenda cura del tuo corpo mentre tu ti prendi cura dei tuoi pensieri. Ho un amico che è paralizzato, eppure adora la vita. La libertà non richiede un corpo sano. Libera la tua mente.

Ti ho sentito dire che sei un amante della realtà. Che ne dici della guerra, gli stupri e tutte le cose terribili di questo mondo? Condoni tutto questo?
Proprio l’opposto. Noto che, se credo che non dovrebbero esistere quando esistono, io soffro. Posso mettere fine alla guerra dentro di me? Posso smettere di violentare me stessa e gli altri con pensieri e azioni aggressivi? Altrimenti continuo a tramandare proprio la cosa a cui voglio porre fine nel mondo. Comincio col porre fine alla mia sofferenza, la mia guerra. Questo è il lavoro di una vita.

Quindi stai dicendo che io dovrei accettare la realtà com’è, senza contrastarla. È così?
Il Lavoro non dice cosa qualcuno dovrebbe o non dovrebbe fare. Ci domandiamo semplicemente: qual è l’effetto di opporsi alla realtà? Come ci si sente? Il Lavoro esplora le cause e gli effetti dell’attaccamento a convinzioni dolorose, e in quell’indagine troviamo la nostra libertà. Limitarsi a dire che non dovremmo contrastare la realtà è solo aggiungere un’altra storia, un’altra filosofia o religione. Non ha mai funzionato.

Non credo in Dio. Posso trarre beneficio dal Lavoro?
Certo. Atei, agnostici, cristiani, ebrei, musulmani, buddisti, indù, pagani; tutti abbiamo una cosa in comune: vogliamo felicità e pace. Se sei stanco di soffrire, ti invito al Lavoro.

C’è un modo di andare ancora più in profondità col Lavoro?
Dico spesso: “Se davvero vuoi essere libero, mangiati Il Lavoro a colazione, a pranzo e a cena”. Più fai l’indagine, più essa ti disfa. Alcune persone preferiscono praticare Il Lavoro come parte di un programma organizzato, quindi io offro la School for The Work (la Scuola per Il Lavoro), un percorso intenso che ti cambia la vita, a cui fa seguito un’assistenza e uno straordinario sistema di supporto.

Io comprendo il processo dell’indagine a livello intellettuale, ma quando lo pratico non avverto nessun cambiamento. Sto sbagliando qualcosa? Se rispondi alle domande in modo superficiale, con la mente razionale, dopo il processo ti sentirai distaccato. Prova a porti le domande e ad andare in profondità. Dovrai forse ripeterti più volte le domande per mantenere la concentrazione, ma con la pratica, una risposta salirà lentamente in superficie. Quando le risposte giungono da dentro, le rivelazioni (e i cambiamenti) seguono naturalmente.

Applico i rigiri a ogni mio giudizio, ma tutto quello che ne ricavo è un senso di tristezza e confusione. Che sta succedendo?
Rigirare solamente i pensieri mantiene il processo a livello mentale ed ha scarso valore. L’invito è di andare oltre l’intelletto. Le domande sono come delle sonde che penetrano nella mente e fanno affiorare la conoscenza più profonda in superficie. Prima di tutto poniti le domande, e poi attendi. Una volte che le risposte sono affiorate, allora fa i rigiri. La mente superficiale e la mente profonda (che io chiamo il cuore) s’incontrano, e allora senti i rigiri come delle vere scoperte.

C’è sempre un rigiro? Cosa faccio se ho problemi a trovarlo?
Rigira l’affermazione all'opposto, a te stesso, e all'altro. A volte troverai più rigiri, a volte meno. Quando si tratta di un oggetto, come il corpo fisico, rigiralo all'opposto e anche usando “i miei pensieri” oppure “il mio modo di pensare”. Per esempio, “il mio corpo è malato” si può rigirare in “il mio modo di pensare è malato”. E per ogni rigiro trova esempi specifici e sinceri (un minimo di tre quando è possibile), in cui il rigiro è altrettanto vero o più un vero dell’affermazione originaria.

Con me Il Lavoro non funziona. Perché?
Nel momento che smetti di rispondere sinceramente alle domande e inizi a giustificare o difendere l’affermazione che stai esaminando, Il Lavoro smette di funzionare. In quel momento stai usando il metodo che non ha scampo, e che tutti hanno applicato da quando ha avuto inizio la mente umana. Quando cominci a giustificare o difendere la tua posizione o entri in una storia, osserva semplicemente ciò che stai facendo, poi ritorna all’indagine. La guerra della mente con se stessa è il vecchio modo. Se non riesci a porre fine alla guerra interiore, non puoi porre fine a quella esteriore. Benvenuto nel nuovo modo. Benvenuto nella pace.

Ho cercato di trovare un terapista nella mia zona che abbia una filosofia simile a quella di Byron Katie. Come posso trovarne uno?
Ti invito ad andare su www.thework.com, clicca su facilitatori, e cerca un facilitatore diplomato nei tuoi dintorni. Alcuni facilitatori sono terapisti, psichiatri, psicologi, e altri professionisti della salute, e tutti sono facilitatori eccellenti per Il Lavoro, addestrati personalmente da Byron Katie. Questi professionisti sono raggiungibili per telefono, posta elettronica, Skype, e disponibili anche per sessioni private. Noi della BKI siamo al vostro servizio. Se paghi per il servizio di uno di questi ottimi facilitatori, mandaci per favore le tue segnalazioni: approvazioni, lamentele e/o esperienza a certification@thework.com. La tua libertà, salute e felicità sono affari nostri.

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Risorse

Un elenco di risorse relative al Lavoro è disponibile qui >>

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Su cosa funziona
Il Lavoro


padre

Facilitatori che
parlano italiano


Ulrich Bührle
Stoccarda, Germania

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"Il Lavoro di Byron Katie è una vera benedizione per il nostro pianeta. La radice di ogni sofferenza sta nell'identificazione con i propri pensieri, le "storie" che scorrono di continuo nella mente. Il Lavoro funziona come una spada affilata a rasoio, che taglia attraverso le illusioni e ti permette di conoscere in modo diretto l'essenza eterna del tuo essere. Esso emana gioia, pace e amore che sono il tuo stato naturale."
Eckhart Tolle
autore di “Il potere di adesso”

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“Un’innovatrice spirituale per il nuovo millennio.”
Time magazine

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“L’amore rigoroso di Katie, preciso come un laser brucia via tutte le illusioni.”
Il Times di Londra

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“Byron Katie è una delle insegnanti veramente grandi e ispiratrici del nostro tempo. Mi ha aiutato moltissimo personalmente. Amo questa donna così saggia.”
Dr. Wayne W. Dyer
autore di “La voce dell’ispirazione”

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In una lettera da Helsinki, Finlandia, J.V. scrive:

“… due esperti all’avanguardia della sindrome del dolore dell’Università di Stanford, considerano l’approccio di Byron Katie la migliore forma di Terapia Cognitiva. Nella 5° edizione revisionata di “A Headache in the Pelvis” (pp. 326–330) (Un mal di testa nel bacino), pubblicato a maggio 2008, lo psicologo David Wise, Ph.D., di Stanford, e l'urologo Rodney Anderson, M.D., fanno riferimento alla Terapia Razionale-Emotiva di Albert Ellis e alla Terapia Cognitiva di Aaron Beck e poi scrivono (in italico): “La migliore forma di Terapia Cognitiva, nella nostra opinione, si presenta nel Lavoro di Byron Katie, che fornisce un’impostazione che disarma il pensiero catastrofico attraverso un processo che la persona può fare da sola. Questo è un approccio che noi raccomandiamo.” Poi descrivono la procedura aggiungendo: “La nostra descrizione di questo processo è piuttosto insufficiente per diventarne esperti. Noi insegnamo e usiamo questo metodo con i nostri pazienti, nei nostri trattamenti psicofisici mensili che durano 6 giorni. Specifiche informazioni riguardo a questa terapia cognitiva possono essere trovate su www.thework.com e nei libri di Byron Katie”.

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Gli insegnamenti di Byron Katie e la sua vita di ogni giorno sono pura saggezza. Il suo Lavoro ci mostra la strada alla pace interiore, e lei ci conduce proprio lì, senza paura, inesorabilmente e con la massima generosità. Raramente ho visto qualcuno, maestri spirituali compresi, incarnare la saggezza in modo così potente come Katie nel suo appassionato abbraccio di ogni singolo momento.
Roshi Bernie Glassman

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Il Lavoro di Katie è una pratica meravigliosa e trasformativa per chiunque sia interessato alla crescita spirituale.
Lama Surya Das, autore di “Dzogchen: la grande perfezione naturale”

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"Santo cielo! Ma da dove arriva Byron Katie? È il non plus ultra! Il suo Lavoro è incredibilmente efficace: un antidoto semplice e diretto a tutta la sofferenza che ci creiamo inutilmente. Ci invita a non credere a niente, mettendoci però a disposizione un modo semplice, sorprendentemente efficace, per tagliarci un varco attraverso il groviglio di illusioni in cui ci avvolgiamo.”
David Chadwick,
autore di “Cetriolo storto: la vita e l'insegnamento zen di Shunryu Suzuki Roshi”

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“Immagina di poter trovare un modo semplice per accogliere tutta la tua vita con gioia, per porre fine al conflitto con la realtà, e per raggiungere la serenità in mezzo al caos. Questo è quanto offre Amare ciò che È. Niente di meno che un modo rivoluzionario di vivere la tua vita. La domanda è: siamo abbastanza coraggiosi da accettarlo?”
Erica Jong

autrice di “Paura di volare”

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